Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi.
L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare.
(K. Haring)

Autori: Keith Haring
Musiche: effetti sonori con violino
Tecniche: black light

Keith Haring (Reading, 4 maggio 1958 New York, 16 febbraio 1990) è stato un pittore e writer statunitense. È stato uno degli esponenti più singolari del graffitismo di frontiera, emergendo dalla scena artistica newyorkese durante il boom del mercato dell’arte degli anni ottanta insieme ad artisti come Jean-Michel Basquiat: i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della New York di quei decenni.

Quando esplode la sua popolarità inizia a realizzare graffiti soprattutto nelle stazioni della metropolitana e la sua popart viene grandemente apprezzata dai giovani, tanto che i suoi lavori verranno spesso rubati dalla loro collocazione originaria e venduti a musei. Per la sua attività (illegale) di “graffitaro” viene più volte arrestato. Elio Fiorucci, in un’intervista al mensile Stilearte, racconta così l’esperienza vissuta in prima persona insieme all’artista: «Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l’estemporaneità ai gradini più alti dell’arte. Egli diede corpo ad un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni “invasero” ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare.

Ventiquattr’ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni… In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all’asta dalla galleria parigina Binoche.» Nel 1986 apre a New York il suo primo Pop Shop, dove è possibile comprare gadget con le sue opere e vedere gratuitamente l’artista al lavoro. Lo stesso anno dipinge sul muro di Berlino dei bambini che si tengono per mano. In seguito si reca nel ghetto di Harlem dove dipinge su una grande murata sulla East Harlem Drive le parole « Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare». Collabora spesso con Angel Ortiz. Nel 1987 decora una parte dell’Hospital Necker di Parigi.

Nel 1988 apre un Pop Shop a Tokyo. In quell’occasione l’artista afferma: «Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’AIDS io, non lo prenderà nessuno.» Nei mesi successivi dichiara, in un’intervista a Rolling Stone di essere stato infettato dall’HIV. Di lì a poco fonda la Keith Haring Foundation, che si propone tutt’oggi di continuare la sua opera di supporto alle organizzazioni a favore dei bambini e della lotta contro l’AIDS. Nel 1989, vicino alla chiesa di Sant’Antonio abate di Pisa, esegue la sua ultima opera pubblica, un grande murale intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale.

Il 16 febbraio 1990, Haring muore di AIDS all’età di 31 anni.

La cantante Madonna, grande amica dell’artista, lo ricordò così a pochi mesi dalla morte “… Io andavo alle sue bellissime feste e lui veniva alle mie e ci divertivamo un sacco! Un’altra cosa che avevamo in comune… Erano i gusti in fatto di uomini! Secondo una leggenda metropolitana gli rubai anche uno dei suoi amici. In realtà lui si presentò a una festa di Capodanno a casa mia assieme a un tipo davvero fantastico e mi disse: «Madonna, è tuo, è il tuo regalo di Capodanno!”

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