Tim Burton, 2005
Musiche: Bill Evans, Never let me go
Tecniche: black art, banjees

Non poteva mancare in uno spettacolo sui fumetti uno dei maestri dei disegni animati legato ai temi preferiti dalle nuove generazioni: il mondo macabro e fiabesco dove l’orrore delle ambientazioni gotiche si fonde con la poesia dei sentimenti, dove la paura è attenuata dalla dolcezza. Questa scena è dedicata dunque al maestro di questo mondo incantato: Tim Burton. I protagonisti sono Jack ed Emily del famoso film animato con la tecnica ‘stop-motion’ La Sposa Cadavere. La storia è quella di un giovane ragazzo malinconico e allampanato e di una sposa cadavere di cui è rimasto solo lo scheletro nudo e del loro incontro in una note tempestosa. Si innamorano e nel regalarle un anello, appena calzato al dito, lei muore… per resuscitare come una bellissima fanciulla che vola nell’aria magicamente. La storia è liberamente ispirata alla versione ebreo-russa del XIX secolo di una antica leggenda ebrea: chiunque si innamorerà della sposa cadaver questa ritornerà ad essere la fanciulla che per colpa di un maleficio è stata trasformata in uno scheletro.

LA STORIA
Nell’adattamento russo-ebraico del XIX secolo una donna viene uccisa nel suo giorno di matrimonio e viene sepolta col suo vestito da sposa. Successivamente, un uomo in procinto di sposarsi vede il suo anulare che fuoriesce dalla terra e pensa che sia un ramo contorto. Come per scherzo, mette la fede destinata alla moglie sul dito dello scheletro e comincia a danzarci intorno, cantando e recitando i sacramenti matrimoniali. Il corpo della donna emerge dalla terra (con l’anello dell’uomo al dito) e si presenta a lui come sua moglie. Sarà la sposa viva dell’uomo a supplicare la defunta
di lasciarla sposare suo marito come dovuto, promettendole di crescere i loro futuri bambini anche in suo onore. Allora la defunta, commossa, le restituisce l’anello e accetta il patto. Torna nel Regno dei Morti e i due fidanzati possono finalmente sposarsi.
L’adattamento folcloristico del racconto cinquecentesco nacque nel pogrom antisemita russo del XIX secolo, nel quale si diceva che le giovani donne in procinto di sposarsi venivano strappate dalle loro carrozze e uccise. Il racconto solitamente termina con i rabbini che decidono di annullare il matrimonio col cadavere, mentre la moglie vivente giura di vivere il matrimonio in memoria del cadavere, come da antica tradizione ebraica (secondo cui si deve sia onorare I morti durante la vita, sia la buona volontà dei vivi). Un motivo simile è stato usato anche da Prosper Mérimée nella sua storia La Vénus d’Ille, dove il ruolo della Sposa Cadavere è stato affidato all’antica statua di Venere[1]. A partire dal IV secolo il tema allegorico delle due spose, una vivente e una morta, si ritrova spesso nei primi antichi periodi del Cristianesimo (specialmente quello monastico).

CURIOSITA’
La scena degli scheletri danzanti nel film La sposa cadavere è evidentemente somigliante al cortometraggio Disney Silly Symphony – The Skeleton Dance (1929)

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